Christoffer Taxell dello Svenska folkpartiet è stato ministro della giustizia della Finlandia dal 1979 al 1987 e ministro dell’istruzione dal 1987 al 1990, ed è a lui che generalmente viene attribuito un concetto fondamentale della politica linguistica del suo paese, dove vige un bilinguismo finlandese-svedese generalizzato. Questo concetto, conosciuto come «paradosso di Taxell», afferma che le soluzioni monolingui svedesi, come scuole o media, sono le più efficaci per preservare il bilinguismo, mentre le soluzioni bilingui tendono sempre a favorire la lingua finlandese dominante, e in definitiva portano al monolinguismo.
Taxell stesso non ritiene che tale concetto possa essere considerato un paradosso. Ad ogni modo la sua affermazione, riconducibile a un discorso d’inaugurazione di una scuola nel 1985, ricorda vagamente il famoso — o famigerato — «je klarer wir uns trennen, desto besser verstehen wir uns» di Anton Zelger (SVP).
Ad oggi i sistemi scolastici svedese e finlandese rimangono separati in Finlandia, e sono quasi sempre separati fisicamente tra di loro anche gli edifici scolastici. Laddove ciò non è il caso, sovente vengono adottate soluzioni architettoniche particolari per mantenere ambiti separati. Inoltre la Strategia per le Lingue Ufficiali del governo finlandese, adottata nel 2012, stabilisce esplicitamente che gli istituti scolastici non sono scuole di lingue.
La Finlandia è considerata uno dei paesi più avanzati al mondo sia per quanto riguarda le sue politiche sociali sia per la tutela della minoranza svedese. Inoltre, è all’avanguardia nelle politiche educative in generale, con risultati eccellenti in varie classifiche internazionali.
Al sistema scolastico sudtirolese, con scuole a lingua d’insegnamento tedesca o italiana, normalmente separate fisicamente, vengono spesso mosse pesanti critiche di arretratezza e di chiusura. Non di rado la richiesta di istituire scuole miste o di introdurre l’immersione linguistica viene avanzata definendole soluzioni «europee».
Anche per questo trovo interessante — per non dire: sorprendente — che in realtà non siamo per nulla distanti da ciò che viene fatto altrove. Ad esempio, appunto, in uno dei paesi più evoluti del continente.
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