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  • Donald Trump als Spiegel.
    Quotation

    In Italien haben wir sie schon in den Institutionen, die Verschwörer, die mit dem Neonazismus flirten. Hier ist der Kreuzzug gegen die Rechte der Frauen, gegen die Pressefreiheit und die Freiheit der Lehre an der Tagesordnung. Haftstrafen für Protestierende, Zunahme von gewaltsamen Angriffen auf LGBTI-Personen, Zuschüsse für Therapien zur »Heilung von Homosexualität«, die Unmöglichkeit, in weiten Teilen des Landes abzutreiben. Trotzdem scheint Meloni im Ausland nicht mehr zu erschrecken. Die Europäische Volkspartei, eine der schlimmsten Rechten in Europa seit Jahrzehnten, hat sie skrupellos reingewaschen und somit legitimiert, wenn es für sie vorteilhaft war. Die internationale Presse hat ihre Aufmerksamkeit aufgegeben, weil es keine Neuheit mehr ist und viele Journalist:innen haben Meloni [sogar] reingewaschen, indem sie die »menschliche Seite« der postfaschistischen Anführerin hervorgehoben haben.

    Das Gefühl, das man aus vielen europäischen und auch italienischen Medien gewinnt, ist, dass im zivilisierten und ordentlichen Europa jemand mit den Ideen von Trump nicht gewählt worden wäre. Doch das haben wir doch schon getan! Und wir werden es weiterhin tun. Es gehört zu den [besonderen] Fähigkeiten der radikal-reaktionären Rechten, in jeder Umgebung das passende Gewand zu wählen, damit alle glauben, dass die extremen Rechten immer die anderen sind.

    Auszug aus Si Trump ens fa de mirall von Alba Sidera, erschienen in der katalanischen Zeitung El Punt Avui (18. November 2024). Sidera, Journalistin und Expertin für Rechtsextremismus, lebt seit 2007 als Korrespondentin in Rom. Übersetzung von mir.

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  • Kein vorauseilender Gehorsam.
    Quotation

    Der Großteil seiner Macht wird dem Autoritarismus freiwillig gegeben. In Zeiten wie diesen überlegen Individuen im Voraus, was eine repressivere Regierung wollen wird und bieten sich dann an, ohne dazu aufgefordert zu werden. Ein:e Bürger:in, der:die sich auf diese Weise anpasst, lehrt die Macht, was sie tun kann.

    – Lektion Nr. 1

    Übersetzung von mir (Original anzeigen)

    Do not obey in advance.

    Most of the power of authoritarianism is freely given. In times like these, individuals think ahead about what a more repressive government will want, and then offer themselves without being asked. A citizen who adapts in this way is teaching power what it can do.

    – Timothy Snyder, On Tyranny

    Timothy Snyder, Über Tyrannei – Zwanzig Lektionen für den Widerstand (2017)

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  • Danger Zones.
    Veranstaltungshinweis

    Am 28. November findet ab 20.00 Uhr an der Landesbibliothek Dr. Friedrich Teßmann (Bozen) unter dem Titel

    Danger Zones: Eine Untersuchung zu nationalen Minderheiten in Europa

    eine Buchvorstellung mit anschließendem Podiumsgespräch statt:

    1929 erschien bei Hogarth Press in London, dem Verlag des berühmten Schriftstellerehepaars Leonard und Virginia Woolf, ein schmächtiges Buch mit dem Titel „Danger Zones of Europe. A Study of National Minorities“. In diesem Essay analysierte der englische Historiker und Völkerbundmitarbeiter John S. Stephens (1891–1954) die Lage nationaler Minderheiten in Europa nach den Grenzverschiebungen des Ersten Weltkriegs und warnte davor, dass ungelöste Konflikte zu neuen Kriegen führen könnten. Seine Prognose war erschreckend präzise – und bleibt hochaktuell.
    Das vergriffene Werk, von Maria Kampp nun erstmals ins Deutsche übersetzt und kommentiert von Hannes Obermair und Josef Prackwieser, beleuchtet die Rolle von Minderheiten als Brückenbauer zwischen den Nationen und vermittelt die Bedeutung von echtem Minderheitenschutz für den Frieden. Ein hochaktuelles Thema für unsere Gegenwart, die von wiederaufkeimendem Nationalismus und neuen Konflikten geprägt ist.

    Zwei kurzen Impulsvorträgen von Hannes Obermair (Senior Researcher von Eurac Research und Historiker) und Josef Prackwieser (Wissenschaftlicher Mitarbeiter am Center for Autonomy Experience von Eurac Research) schließen sich eine Podiumsdiskussion und Publikumsfragen an. Den Abend moderiert Katharina Crepaz (Senior Researcher am Center for Autonomy Experience).

    Eine gemeinsame Veranstaltung der Landesbibliothek Dr. Friedrich Teßmann, des Center for Autonomy Experience von Eurac Research und Edizioni Alphabeta Verlag.

    aus der offiziellen Ankündigung



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  • La scoperta della scuola plurilingue di Berlino.

    Sul portale AA Innovazione (AAI), ancora una volta, è stata scoperta l’acqua calda: a Berlino, come probabilmente in tutte le metropoli del mondo, esistono delle scuole plurilingui — e funzionano. Qualche tempo fa Fabio Gobbato su Salto aveva rivelato che ce n’è una anche a Monaco (cfr.).

    Il titolo sarcastico dell’articolo su AAI («Miracolo a Berlino: la scuola bilingue funziona. L’esempio della Staatliche Europa Schule») fa intuire di che cosa si tratta: far capire ai sempre arretratissimi sudtirolesi che nel mondo aperto, grande e libero non ci si fanno troppi problemi e le scuole plurilingui non sono l’apocalisse.

    Very Difficult

    Tuttavia — attenzione, perché sembra un fatto davvero difficilissimo da capire — ben pochi mettono in dubbio che le scuole plurilingui funzionino in un contesto (mono-)nazionale, come appunto quello, pur multiculturale, di Berlino. Il problema è che, diversamente da quel che viene suggerito anche nell’approfondimento-intervista di Caterina Longo su AAI, non è affatto così che se il modello funziona in Germania, a maggior ragione funzionerà in Sudtirolo. Al contrario! Le scienze linguistiche, quando si sono occupate specificamente del tema, a partire da quelle canadesi (quindi del paese di provenienza dell’immersione), concordano sul fatto che l’immersione bidirezionale (simmetrica o assimmetrica), è semmai rischiosa proprio per le comunità di minoranza (o minorizzate).

    Cioè: che una scuola plurlingue funzioni a Berlino, Parigi o Roma piuttosto che a Trento o Innsbruck ha ben poca rilevanza per il Sudtirolo, il Galles, i Paesi Baschi o il Québec, realtà molto più complesse e fragili. Sembra una cosa chiarissima, ma evidentemente — e l’articolo di AAI ne è l’ennesima dimostrazione — non lo è.

    Facciamo pure l’esempio della sezione italo-tedesca della Staatliche Europa-Schule Berlin: gli alunni di madrelingua tedesca non rischiano certo di «perdere» la loro madrelingua, facendosi assimilare, perché non solo parlano il tedesco a casa, ma questa è anche la lingua dominante in tutto e per tutto nella città e nel paese in cui si trovano, di cui è l’unica lingua ufficiale. Per le alunne di madrelingua italiana, al contrario, l’Europa-Schule è ad ogni modo molto meglio di una normale scuola pubblica tedesca, dove l’italiano non lo imparerebbero se non come lingua straniera. Win-win.

    Non è poi certo detto che i ragazzi di madrelingua italiana non «perdano» prima o poi l’italiano, decidendo di non coltivarlo più ovvero assimilandosi. Ma finché rimangono in Germania sarebbe sì un peccato, ma non certamente un grave problema né individuale né sociale. Di fatto, praticamente «non se ne accorgerebbe nessuno», se non forse la comunità italiana di Berlino.

    Ovviamente il multiculturalismo ha un suo valore e va quindi coltivato anche in un contesto (mono-)nazionale, ma è proprio questo che tentano di fare le scuole plurlingui in quei contesti. Lo scopo non è certo costruire — o mantenere — una società in tutto e per tutto bilingue.

    Molto diversa è, invece, la situazione di una minoranza che si trova in uno stato (mono-)nazionale di lingua diversa dalla sua, dove sono forti — e costantemente presenti — le spinte all’omogenizzazione, le logiche minorizzatrici e (post-)coloniali, gli effetti dell’onnipresente nazionalismo banale. In tale contesto, le scuole plurilingui non solo non sono un argine all’assimilazione, ma rischiano di diventarne un formidabile strumento. E pare ovvio: mescolare, in maniera più o meno paritaria, comunità maggioritarie e minoritarie, che piaccia o no, prima o poi porterà a far prevalere l’una sull’altra, non solo a scuola ma in ogni contesto sociale.

    Ripeto: quel che funziona, a livello scolastico — ma senza cambiare di una virgola la supremazia totale della lingua nazionale — in un contesto come quello di Berlino, per una comunità minoritaria plurilingue può avere effetti devastanti. E, come ho detto, su questo la scienza è abbastanza univocamente concorde.

    Tra l’altro, leggendo l’intervista di Caterina Longo con il preside Wolfgang Gerhardt scopriamo che:

    • gli alunni della Staatliche Europa-Schule Berlin sono sottoposti a test linguistici preliminari per individuare quale sia la lingua dominante;
    • vengono poi separati per lingua materna durante le ore di tedesco e di seconda lingua (chiamata «lingua partner»);
    • la lingua nazionale è ovviamente del tutto prevalente nella scuola, in quanto tutte le nove combinazioni linguistiche comprendono sempre il tedesco accanto un’altra lingua;
    • le due lingue (il tedesco e la lingua partner) sono parlate anche nelle pause (obbligatoriamente?);
    • uno dei princípi cardine della scuola è che insegnino solo native speaker anche nelle materie non di lingua, con un certo disprezzo per gli accenti («non vogliamo che qualcuno insegni con un accento»).

    Scorrendo poi il sito internet e il flyer ufficiali della scuola, si apprende anche che:

    • al momento dell’iscrizione vengono effettuati test linguistici non solo per individuare quale delle due lingue sia quella prevalente, ma come esame d’ammissione: «un test linguistico d’ingresso certifica la padronanza della prima lingua per poter accedere alla [Staatliche Europa-Schule Berlin]»;1fonte: flyer in lingua italiana
    • le sezioni linguistiche sono quindi pensate per alunne la cui prima lingua sia o il tedesco o la lingua partner, per cui non esiste la problematica (abbastanza diffusa ormai anche in Sudtirolo, specialmente ma non solo nelle città) della presenza di alunni che all’inizio del percorso scolastico non parlano né l’una né l’altra lingua;
    • le classi si compongono al 50% di alunni di ciascuna delle due lingue (tedesco e lingua partner), cosa che in Sudtirolo — a prescindere da tutte le altre problematiche — in molti contesti sarebbe difficilissimo da ottenere;
    • l’ammissione viene confermata o ritirata (in caso di problemi linguistici) dopo due anni, alla fine di un periodo di prova, o può venire negata sin dall’inizio se per altre ragioni non ci si attende che la candidata sia idonea.

    Insomma, non proprio un buon esempio per la scuola pubblica in Sudtirolo.

    Cëla enghe: 01 02 03 04 05 06 07

    • 1
      fonte: flyer in lingua italiana


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  • Für staatliche Grunddienste zahlt Südtirol mehrfach.

    Die bislang vor allem durch Händeschütteln mit dem Polizeipräsidenten in Erscheinung getretene Sicherheitslandesrätin Ulli Mair (F) hat Staatspolizei und Carabinieri Geld aus dem Südtiroler Landeshaushalt versprochen. Im Gegenzug werden die staatlichen Sicherheitskräfte auch ein paar Kurse für die Südtiroler Ortspolizeien abhalten.

    Diese Woche hat die rechte Südtiroler Landesregierung beschlossen, den staatlichen Ordnungskräften zusätzliche Finanzmittel und kostenlos Infrastruktur (wie den SafetyPark) zur Verfügung zu stellen.

    Immer öfter und immer mehr finanziert das Land den Staat, von dem es eigentlich autonom sein will, für selbstverständliche Dienste, die dieser sich weigert, Südtirol abzutreten — und bei denen Südtirol trotzdem kaum Möglichkeiten der Mitgestaltung hat. Sie werden dann meist dennoch mit schlechter Qualität (s. Post, Justiz, Passämter) und zudem oft gegen die Interessen der Südtirolerinnen verrichtet, insbesondere auch in grober Missachtung der vorgeschriebenen Zwei- und Dreisprachigkeit.

    Dabei gehört Südtirol gemessen an der Einwohnerzahl bereits zu den größten Nettozahlern im Staat, zahlt überdies noch wesentlich mehr in die Sozialsysteme ein als es an Leistungen zurückbekommt und stellt staatlichen Stellen auch noch eigenes Personal zur Verfügung. Für Personal des Staates werden darüber hinaus Wohnungen und für das italienische Heer sogar Kasernen gebaut und renoviert.

    Von einer Landesrätin Mair habe ich vieles erwartet, aber ehrlich gesagt nicht, dass sie sich für eine solche Politik hergibt.

    Cëla enghe: 01 02 03 04 05 06 07 || 01



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  • Brixen wird zu Weihnachten… unsichtbar.

    Der Aufschrei der italienischen Rechten war groß, als die Brixner Tourismusorganisation im Werbelogo der Stadt vor einigen Jahren erstmals nur »Brixen« anführte. Niemals etwas aufgeben, was vom Faschismus aufgezwungen wurde, lautet die ungeschriebene Devise — wobei es sich beim italienischen Ortsnamen von Brixen wenigstens nicht um eine Erfindung von Ettore Tolomei handelt.

    Spätestens im Meloni-Zeitalter werben die Touristikerinnen nun aber systematisch mit einnamig italienischem Logo, speziell wenn es um Veranstaltungen geht, die mehr italienische als deutsche Gäste ansprechen, wie etwa der Weihnachtsmarkt und seine Rahmenveranstaltungen:

    Markierungen (Pfeile) und Querbalken von mir

    Damit reiht sich auch Brixen schon (zumindest saisonal) bei Karerpass, Mühlbach, Gherdëina, Al Plan, La Ila & Co. ein, die ihre Ortsnamen im Marketing längst auf den Stand von 1923 ff. eingestellt haben — was sich aber weit über das Marketing und den Tourismusbereich hinaus auswirkt.

    Querbalken von mir

    Minderheiten werden ohnehin schon in so vielen Bereichen und Belangen unsichtbar gemacht sowie der Wirkung von banalem Nationalismus ausgesetzt, dass sie es sich nicht leisten können, sich auch noch selbst unsichtbar zu machen. Dass das im Marketing auch noch ohne demokratische Mitbestimmung der Bevölkerung geschieht, ist besonders perfide — und wäre wohl außerhalb Südtirols kaum irgendwo möglich.

    Cëla enghe: 01 02 03 04 05 06 07 08 09 | 10 | 11 12 13 14



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